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venerdì 24 luglio 2009

Ma come faccio...

...a fornicare con Angela?

Il mio minuto membro è a pezzi da tempo!

Però la sogno tutte le notti.
Fa la cacca, tanta. E prende con cura le lunghe deiezioni e le avvolge tra i suoi molli seni. Struscia, e anche in sogno sento liberarsi l'odore mefitico di quell'amalgama di rifiuto e peccato. I capezzoli svettano, bollosi e rigidi, di tra quel marasma che mi sconvolge i sensi.

Ieri notte ho persino leggermente eiaculato, facendo sì che mi svegliassi lanciando un urlo lancinante. Il mio ridicolo sesso perdeva pus e gocce di sperma da diversi punti, dove i brandelli sono disuniti. Angela si sta privando anzitempo della sua più turpe umiliazione.

martedì 4 novembre 2008

Notte prima degli esami (delle feci)

Come si è potuto intuire dalla mia prolungata assenza, ho avuto dei problemi di salute. Data la mia condotta igienico-alimentare orribile, non c'è da stupirsi.

Devo fare delle analisi, ma non qualsiasi, quelle delle feci. Le feci sono il modo in cui io mi presento al mondo. Riescono a simboleggiare con una sublime forza visiva (e olfattiva, tattile, gustativa) quello che sono io: un ammasso molliccio e puzzolente, qualcosa che deve esistere, ma che è meglio ignorare.

Sono ossessionato, questo potrebbe essere la volta che riesco ad aprirmi al mondo, forse le mie feci possono essere un biglietto da visita unico. Domani mattina devo portare la miglior cacca che possa rappresentarmi.
Chissà se sarà quella splendida biologa venticinquenne dell'ASL ad analizzarla. È una ragazza di una bellezza fuori dal comune, che ogni tanto vedo passare per i polverosi corridoi zeppi di vecchi biliosi e cianotici per il troppo tossire. Una pelle leggerissima, liscia e candida, due seni maliziosamente messi in evidenza da un push-up e da un camice raramente ben abbottonato. Ovviamente, lei non mi ha mai notato.

Sì, se fosse lei ad analizzarla? Chissà cosa pensa quando fa le sue doviziose analisi; e chissà cosa penserà quando vedrà quella spatolina impregnata delle mie dense e nauseabonde deiezioni... il mio biglietto da visita. Come sogno da giorni, se si eccitasse e, di nascosto come quando io lecco le cacche di cane agli angoli delle strade, iniziasse a strusciarsi nell'incavo tra i due seni quella marcia spatola. Qualche rigata di merda prossima al capezzolo, e poi?
E poi potrebbe furtivamente scostare gli slip, dopo aver maldestramente aperto la cerniera dei pantaloni, e infilare la stessa spatola nella sua linda vagina. Potrei finalmente perdere la verginità!
Un figlio... un figlio! Ho deciso: impasterò le feci con del mio sperma, un figlio (con lei poi!) sarebbe la mia rivincita sul mondo!

Oh, non sono idiota: so che è quasi impossibile che succeda, ma voglio fare un passo avanti, voglio mettermi in gioco. Massaggerò il mio deforme ventre e il mio pene minuscolo tutta la notte, e domani, all'alba, unirò i migliori escrementi e il migliore liquido spermatico.

È un crocevia della mia vita.

mercoledì 8 ottobre 2008

La mia estate - parte II

Le giornate non è che scorressero tanto diverse l'una dall'altra. Afa, noia e il profumo delle feci dei cani, perlomeno era questo il dettaglio che mi affascinava di più. Un giorno mio padre mi vide anche odorare, il volto piegato sul terreno, una cacca appena escreta da Tobia. Non mi disse nulla, ma una coltellata mi avrebbe colpito meno del suo gelido silenzio.

L'unica cosa che movimentava la giornata erano saltuari lavoretti di fatica cui mi costringeva mio padre (sempre lui...). "Che strano, non fa mai nulla per mantenere questo vecchio casale, assume sempre degli operai a fine estate...", mi disse mia madre un giorno.
Ma io sapevo perché: il laido vecchio voleva mettermi davanti alla mia inettitudine fisica. Forse lo voleva fare per stimolarmi ad agire, forse mi vuole bene e gli dispiace vedermi così. Ma non ho mica avuto il coraggio di chiederglielo.

Riguardo a mia madre, notai per la prima volta che i suoi seni somigliano, seppur in proporzioni ridotte, a quelli avvizziti della vecchia impegata della ASL che tanto mi attrae.

Lo squallore è stato soprattutto psicologico, questa estate. Tagliamo corto e con volgarità, e diciamo subito qual è stata la cosa più schifosa che ho fatto laggiù (e, rispetto al mio solito, è ben poca roba): ho messo un dito in culo a Tobia dopo che aveva appena defecato. Mi sono poi strusciato il dito, dopo averlo odorato, sui pantaloni. Non ho neanche assaggiato.

Mi lavavo, ero costretto, ma una volta a settimana era più che sufficiente. A capire quand'è che era arrivato il momento, ci pensava con la sua solita delicatezza mio padre: rimproverava mia madre per aver fatto andare a male i gamberetti. Ma in frigo, controllai ghiotto la prima volta che lo disse, di gamberetti nemmeno l'ombra.

lunedì 5 maggio 2008

Ignorante

Dopo numerose iniezioni di interferone sono riuscito a rimettermi, nonostante un colorito giallastro che persiste ormai da settimane non credo mi abbandonerà più.

Sono tornato al lavoro, ma sono terrorizzato da un approccio con la vecchia. Ogni volta che vedo quei seni grandi e avvizziti, quel sedere moscio ma sicuramente ricco di fosse cellulitiche dove riversare con brama litri di liquido seminale, sento una fitta che mi stronca il respiro.
Mi chiudo nello stanzino, con le gambe che tremano, ma, nonostante l'eccitazione oltre ogni limite, non riesco ad avere erezione alcuna. Poi, sbirciando ancora quel petto che sa di giovane frutta e fetida muffa allo stesso momento, perdo dal pene moscio un liquido trasparente e appiccicoso, con grumi densi e gialli che restano bloccati all'interno per ore e che solo dopo una dolorosa minzione irrompono all'esterno tra urla represse.

La mia ignoranza sull'approccio non tanto col sesso femminile, ma con il mondo, è totale.
Allora torno a casa, e, senza riuscire neanche a masturbarmi, mi abbandono sul divano di fronte alla televisione che trasmette squallide televendite sulle reti locali. Intorno, un tanfo che talvolta induce al vomito anche me.

domenica 16 marzo 2008

La sublime libagione

Una cacca in decomposizione.
Il mio davanzale della finestra,
proprio quella da dove ti spio.

Tu passi, di fretta, poc'oltre ti fermi,
le maglie scollate quei seni abbondanti
pieni di sporco di sangue di linfa.
Un giorno ti ammalerai.

La cacca è lì da mesi. La feci poco dopo l'inizio dell'autunno, quando le foglie sparse sui viali hanno lo stesso colore delle deiezioni un po' grasse. È adagiata in una scatola che tengo sul davanzale della finestra, dietro le persiane costantemente chiuse.

L'odore nauseabondo, la crosta stantia
che cela nel cuore manipoli di vermi.

Tu passi lì sotto, per una attimo l'occhio
la cacca e il tuo corpo confonde in uno.

Una ragazza, non splendida ma con dei seni notevoli, dalla forma bizzarra che ai più parrà senz'altro sgradevole, passa ogni giorno sotto casa mia. Si fonde il suo viso con l'odore della cacca decomposta, la fragranza di sudore marcio delle sue tette si lega con l'orrida deiezione marcia.

Non ti avrò mai. Intera.
Ma una parte di te sì.

Quella cacca che per un attimo
un battito d'occhi un istante
si fonde in te.

Ne ho assaggiato un pezzo ieri mattina, proprio mentre lei stava passando. Quell'ammasso, quel tanfo grumoso essiccato, per un attimo mi ha bruciato la gola. Il vomito risaliva istantaneo su per l'esofago, stavo scoppiando a forza di trattenerlo. La bocca serrata con le mani - disperato - non è servito – il vomito è spruzzato dalle narici, portando con sé sangue e moccio.

Non so neanche con che forza sto scrivendo oggi. Ora torno a letto, quel fetido giaciglio che non pulisco da mesi, dove mi piace petare e orinare.

venerdì 14 marzo 2008

L'assorbente

Il mio rapporto con le donne, come in fondo quello con ogni altro essere umano, è praticamente inestistente. Tra le righe, mi sfuggì in un vecchio post l'attrazione che provo verso un'impiegata, ormai avanti con gli anni, che lavora presso l'accettazione prelievi dell'ASL. Ha un volto piuttosto popolano, e gira sempre con un camice sbottonato che fa intravedere due seni abbondanti, con l'incavo fra le mammelle particolarmente sudicio. Inoltre, recentemente hanno assunto una ragazza molto più giovane, circa 25 anni, davvero attraente. Cosa ci fa in un luogo da reietti della vita del genere?
Nello stesso post mi scappò anche il mio modo di esprimere la mia ridicola e repressa virilità. Mi reco nello stanzino delle pulizie, dove c'è uno squallido cesso per i dipendenti, ed eiaculo a terra.

Ieri, dopo essermi ivi masturbato, entrò la ragazza neoassunta per espletare i suoi bisogni, o forse per cambiarsi un assorbente ormai incrostato di sangue grumoso. Aspettai pochi minuti, ed entrai nello stanzino sapendo che avrei trovato la signorina. Lei mi fulminò con uno sguardo di ghiaccio, e io, per allentare la tensione, le dissi: "Eh, quando la cacca scappa, scappa!". Si allontanò senza proferire parola. Feci in tempo a notare, però, che il suolo di una delle sue scarpe aveva una mesta incrostazione bianca. Il mio sperma! Ero parte di lei!

Trovai un assorbente usato nel cestino del bagno. Lo indossai, ora magari vado a togliermelo, sempre che riesca a staccarsi dopo i sogni di stanotte, che mi hanno procurato non poco sperma nelle mutande.

martedì 5 febbraio 2008

L'orrido desiderio

Ti vorrei mangiare.

Strapparti divellere deglutire

quelle carni innocenti di meretrice

mancata.

Vorrei avviluppare nelle spire del mio dolore

le ciocche straziate dei tuoi capelli

sempre tiepidi.

Osservarti con estasi mentre implori

come mai avevi fatto

di lasciarti attaccati quei seni

che tutti bramano

e che tu parevi ignorare.

Avvertire nel mio stomaco

il tuo stomaco

forato all'improvviso

come mille aspirine.

Concepire il dolore

solo tuo tutto tuo

del tuo sesso in preda ai denti miei

il tuo clitoride madido tra la mie labbra schifate.

Scarnificare quelle gambe

quelle vene quei passi

distanti se ricordi quel pomeriggio quel sole

appena filtrato dalle persiane

silenziose.

E poi non digerirti.

Non lo merito io

e non lo meriti tu.

Bruciarti scottarti ustionarti

coi miei succhi gastrici osceni.


E lasciarti, le cervella e gli intestini

tutt'uno con il cuore

in uno squallido cesso

di autogrill,

vomito informe tra piscio di drogati.