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lunedì 10 agosto 2009

Distrutto

Non so da dove iniziare.

Ero chiuso in camera mia, e mi scappava la cacca. Il momento più bello della giornata!
Era un paio di giorni che non andavo di corpo, e una massa cementizia si era depositata alle porte del mio retto. Vado in bagno.
Poi ci ripenso.
La faccio in camera, adagiandola su un tovagliolo di carta.

Lo stronzo esce lento e compattissimo, un cilindro roccioso come io non lo sono stato mai, con la mia nullità che porto dietro da una vita.

Lo osservo, lo annuso, lo lecco, lo vivo.

Ma
è
un
fallo!!

Come quello che io, almeno così, non ho avuto mai.

Tentazione.
.
.
.
Ci ho già ceduto.
Calo i pantaloni, mi sdraio sul letto, pianto sopra quel minuto coso informe, bruciato dalla vita e dal vomito di ieri l'altro, il fallo fecale.

Il mio nuovo membro!!
Lungo, duro, POTENTE.

Voci in lontananza più vicine vicinissime la porta si apre!

A N G E L A

"Tuo padre mi aveva detto che potevo entrare senza bussare..."
Ti pareva che non era stato lui.
Io: pallido. Distrutto.
Lei: schizza subito fuori dalla stanza, resta a giustificarsi da dietro la porta.

Le 70 gocce di paroxetina stanno terminando l'effetto, ora che torno lucido non sarò più in grado di scrivere.

martedì 4 novembre 2008

Notte prima degli esami (delle feci)

Come si è potuto intuire dalla mia prolungata assenza, ho avuto dei problemi di salute. Data la mia condotta igienico-alimentare orribile, non c'è da stupirsi.

Devo fare delle analisi, ma non qualsiasi, quelle delle feci. Le feci sono il modo in cui io mi presento al mondo. Riescono a simboleggiare con una sublime forza visiva (e olfattiva, tattile, gustativa) quello che sono io: un ammasso molliccio e puzzolente, qualcosa che deve esistere, ma che è meglio ignorare.

Sono ossessionato, questo potrebbe essere la volta che riesco ad aprirmi al mondo, forse le mie feci possono essere un biglietto da visita unico. Domani mattina devo portare la miglior cacca che possa rappresentarmi.
Chissà se sarà quella splendida biologa venticinquenne dell'ASL ad analizzarla. È una ragazza di una bellezza fuori dal comune, che ogni tanto vedo passare per i polverosi corridoi zeppi di vecchi biliosi e cianotici per il troppo tossire. Una pelle leggerissima, liscia e candida, due seni maliziosamente messi in evidenza da un push-up e da un camice raramente ben abbottonato. Ovviamente, lei non mi ha mai notato.

Sì, se fosse lei ad analizzarla? Chissà cosa pensa quando fa le sue doviziose analisi; e chissà cosa penserà quando vedrà quella spatolina impregnata delle mie dense e nauseabonde deiezioni... il mio biglietto da visita. Come sogno da giorni, se si eccitasse e, di nascosto come quando io lecco le cacche di cane agli angoli delle strade, iniziasse a strusciarsi nell'incavo tra i due seni quella marcia spatola. Qualche rigata di merda prossima al capezzolo, e poi?
E poi potrebbe furtivamente scostare gli slip, dopo aver maldestramente aperto la cerniera dei pantaloni, e infilare la stessa spatola nella sua linda vagina. Potrei finalmente perdere la verginità!
Un figlio... un figlio! Ho deciso: impasterò le feci con del mio sperma, un figlio (con lei poi!) sarebbe la mia rivincita sul mondo!

Oh, non sono idiota: so che è quasi impossibile che succeda, ma voglio fare un passo avanti, voglio mettermi in gioco. Massaggerò il mio deforme ventre e il mio pene minuscolo tutta la notte, e domani, all'alba, unirò i migliori escrementi e il migliore liquido spermatico.

È un crocevia della mia vita.

venerdì 8 febbraio 2008

Una gita in periferia

Oggi sono andato a fare un giro nella periferia della mia città.
C'è un'area dove ad alti palazzi s'intervallano ampi prati, spesso secchi e comunque privi di alberi. Talvolta qualche ragazzino gioca a pallone, o prova le prime ebbrezze dell'autoerotismo in compagnia di qualche amico più grande.
Non è raro che in quella zona girino cani randagi, che lasciano le loro deiezioni nascoste fra i fragili ciuffi d'erba gialla. Passeggiando ho trovato un ammasso informe di feci che adagiavasi su un fazzoletto per il naso. L'odore che emanava quell'escremento era unico, io adoro questi profumi. So bene quanto sia nocivo per la salute (la mia già malferma) il contatto con certe cose, e ho cercato di trattenermi. Ma, quando non sono neanche più riuscito a controllare una subitanea erezione, ho ceduto.
Ho affondato un dito nella cacca, ho iniziato ad annusare l'unghia incrostata di feci.

Sofferenza e piacere insieme. Sono riuscito, per questa volta, a non leccare il polpastrello sudicio.