Una cacca in decomposizione.
Il mio davanzale della finestra,
proprio quella da dove ti spio.
Tu passi, di fretta, poc'oltre ti fermi,
le maglie scollate quei seni abbondanti
pieni di sporco di sangue di linfa.
Un giorno ti ammalerai.
La cacca è lì da mesi. La feci poco dopo l'inizio dell'autunno, quando le foglie sparse sui viali hanno lo stesso colore delle deiezioni un po' grasse. È adagiata in una scatola che tengo sul davanzale della finestra, dietro le persiane costantemente chiuse.
L'odore nauseabondo, la crosta stantia
che cela nel cuore manipoli di vermi.
Tu passi lì sotto, per una attimo l'occhio
la cacca e il tuo corpo confonde in uno.
Una ragazza, non splendida ma con dei seni notevoli, dalla forma bizzarra che ai più parrà senz'altro sgradevole, passa ogni giorno sotto casa mia. Si fonde il suo viso con l'odore della cacca decomposta, la fragranza di sudore marcio delle sue tette si lega con l'orrida deiezione marcia.
Non ti avrò mai. Intera.
Ma una parte di te sì.
Quella cacca che per un attimo
un battito d'occhi un istante
si fonde in te.
Ne ho assaggiato un pezzo ieri mattina, proprio mentre lei stava passando. Quell'ammasso, quel tanfo grumoso essiccato, per un attimo mi ha bruciato la gola. Il vomito risaliva istantaneo su per l'esofago, stavo scoppiando a forza di trattenerlo. La bocca serrata con le mani - disperato - non è servito – il vomito è spruzzato dalle narici, portando con sé sangue e moccio.
Non so neanche con che forza sto scrivendo oggi. Ora torno a letto, quel fetido giaciglio che non pulisco da mesi, dove mi piace petare e orinare.
Il mio davanzale della finestra,
proprio quella da dove ti spio.
Tu passi, di fretta, poc'oltre ti fermi,
le maglie scollate quei seni abbondanti
pieni di sporco di sangue di linfa.
Un giorno ti ammalerai.
La cacca è lì da mesi. La feci poco dopo l'inizio dell'autunno, quando le foglie sparse sui viali hanno lo stesso colore delle deiezioni un po' grasse. È adagiata in una scatola che tengo sul davanzale della finestra, dietro le persiane costantemente chiuse.
L'odore nauseabondo, la crosta stantia
che cela nel cuore manipoli di vermi.
Tu passi lì sotto, per una attimo l'occhio
la cacca e il tuo corpo confonde in uno.
Una ragazza, non splendida ma con dei seni notevoli, dalla forma bizzarra che ai più parrà senz'altro sgradevole, passa ogni giorno sotto casa mia. Si fonde il suo viso con l'odore della cacca decomposta, la fragranza di sudore marcio delle sue tette si lega con l'orrida deiezione marcia.
Non ti avrò mai. Intera.
Ma una parte di te sì.
Quella cacca che per un attimo
un battito d'occhi un istante
si fonde in te.
Ne ho assaggiato un pezzo ieri mattina, proprio mentre lei stava passando. Quell'ammasso, quel tanfo grumoso essiccato, per un attimo mi ha bruciato la gola. Il vomito risaliva istantaneo su per l'esofago, stavo scoppiando a forza di trattenerlo. La bocca serrata con le mani - disperato - non è servito – il vomito è spruzzato dalle narici, portando con sé sangue e moccio.
Non so neanche con che forza sto scrivendo oggi. Ora torno a letto, quel fetido giaciglio che non pulisco da mesi, dove mi piace petare e orinare.