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mercoledì 8 ottobre 2008

La mia estate - parte II

Le giornate non è che scorressero tanto diverse l'una dall'altra. Afa, noia e il profumo delle feci dei cani, perlomeno era questo il dettaglio che mi affascinava di più. Un giorno mio padre mi vide anche odorare, il volto piegato sul terreno, una cacca appena escreta da Tobia. Non mi disse nulla, ma una coltellata mi avrebbe colpito meno del suo gelido silenzio.

L'unica cosa che movimentava la giornata erano saltuari lavoretti di fatica cui mi costringeva mio padre (sempre lui...). "Che strano, non fa mai nulla per mantenere questo vecchio casale, assume sempre degli operai a fine estate...", mi disse mia madre un giorno.
Ma io sapevo perché: il laido vecchio voleva mettermi davanti alla mia inettitudine fisica. Forse lo voleva fare per stimolarmi ad agire, forse mi vuole bene e gli dispiace vedermi così. Ma non ho mica avuto il coraggio di chiederglielo.

Riguardo a mia madre, notai per la prima volta che i suoi seni somigliano, seppur in proporzioni ridotte, a quelli avvizziti della vecchia impegata della ASL che tanto mi attrae.

Lo squallore è stato soprattutto psicologico, questa estate. Tagliamo corto e con volgarità, e diciamo subito qual è stata la cosa più schifosa che ho fatto laggiù (e, rispetto al mio solito, è ben poca roba): ho messo un dito in culo a Tobia dopo che aveva appena defecato. Mi sono poi strusciato il dito, dopo averlo odorato, sui pantaloni. Non ho neanche assaggiato.

Mi lavavo, ero costretto, ma una volta a settimana era più che sufficiente. A capire quand'è che era arrivato il momento, ci pensava con la sua solita delicatezza mio padre: rimproverava mia madre per aver fatto andare a male i gamberetti. Ma in frigo, controllai ghiotto la prima volta che lo disse, di gamberetti nemmeno l'ombra.

venerdì 8 febbraio 2008

Una gita in periferia

Oggi sono andato a fare un giro nella periferia della mia città.
C'è un'area dove ad alti palazzi s'intervallano ampi prati, spesso secchi e comunque privi di alberi. Talvolta qualche ragazzino gioca a pallone, o prova le prime ebbrezze dell'autoerotismo in compagnia di qualche amico più grande.
Non è raro che in quella zona girino cani randagi, che lasciano le loro deiezioni nascoste fra i fragili ciuffi d'erba gialla. Passeggiando ho trovato un ammasso informe di feci che adagiavasi su un fazzoletto per il naso. L'odore che emanava quell'escremento era unico, io adoro questi profumi. So bene quanto sia nocivo per la salute (la mia già malferma) il contatto con certe cose, e ho cercato di trattenermi. Ma, quando non sono neanche più riuscito a controllare una subitanea erezione, ho ceduto.
Ho affondato un dito nella cacca, ho iniziato ad annusare l'unghia incrostata di feci.

Sofferenza e piacere insieme. Sono riuscito, per questa volta, a non leccare il polpastrello sudicio.