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sabato 8 agosto 2009

Vomito in surround

È da due ore che vomito.

Chiuso in camera mia.
Che è chiusa in una casa a me estranea.
Che è chiusa in una campagna a me estranea.
Che è chiusa in una regione a me estranea.
Che è chiusa in un continente a me estraneo.
Che è chiuso in un mondo a me estraneo.
Che è chiuso in universo a me estraneo.

E non apro alla mamma che "vuole parlarmi", perché stavolta mi lascio circondare dal vomito, che odora di feci inacidite e cadaveri murini.
Che mi brucia la pelle, e penetra attraverso la cerniera spalancata su quel misero sesso che voglio annientare.

Ho vomitato anche sullo schermo del pc.
Come sono lontani i tempi quando giocavo ad eiacularci, sul monitor di un vecchio computer. E non ci riuscivo mai perché il getto dello sperma era sempre troppo debole.

Voglio affogare in questo vomito, che mi mangio e riespello, finché non digerisco ogni molecola che non sia d'acido cloridrico. Il mio essere di carne e il mio fallo devono ardere entro domani.

venerdì 24 luglio 2009

Ma come faccio...

...a fornicare con Angela?

Il mio minuto membro è a pezzi da tempo!

Però la sogno tutte le notti.
Fa la cacca, tanta. E prende con cura le lunghe deiezioni e le avvolge tra i suoi molli seni. Struscia, e anche in sogno sento liberarsi l'odore mefitico di quell'amalgama di rifiuto e peccato. I capezzoli svettano, bollosi e rigidi, di tra quel marasma che mi sconvolge i sensi.

Ieri notte ho persino leggermente eiaculato, facendo sì che mi svegliassi lanciando un urlo lancinante. Il mio ridicolo sesso perdeva pus e gocce di sperma da diversi punti, dove i brandelli sono disuniti. Angela si sta privando anzitempo della sua più turpe umiliazione.

martedì 13 maggio 2008

Sono andato a troie

Chiedo perdono per il titolo così volgare del post.

Durante l'ultimo periodo, mi sono spesso recato in quella zona fosca e fumosa della mia città dove si trovano le professioniste del sesso. Andavo lì con una delle ultime corse dell'autobus, i pochi altri passeggeri nauseati dall'odore che emanavo, i singulti della metropoli che si palesavano stanchi attraverso finestre appena illuminate.

Poi mi celavo dietro un albero, e spiavo per un po' quella misteriosa subumanità che si agitava tra l'asfalto segnato da cerchioni lisi e un boschetto sudicio di profilattici purulenti e siringhe insanguinate. Quindi scappavo.

Ieri l'altro, dopo aver assunto una discreta quantità di alcool e paroxetina, ho trovato il coraggio per non stare solo a spiare. Con un mazzetto di banconote unte in tasca, mi sono diretto deciso verso una ragazza castana e più alta di me, chissà se era già maggiorenne. Il mio ardore svanì non appena incrociai il suo sguardo, deciso e maturo come non sarà mai il mio. Non ero in grado di proferire parola, con la mano tremante ho estratto le banconote dalla tasca e gliele ho mostrate, tenendo gli occhi rigorosamente volti a terra. Lei, forse abituata ad avere a che fare con i rifiuti umani, pronunciò qualche frase che non riesco a ricordare, e mi portò poco dietro il ciglio della strada, nelle prossimità di un cespuglio che faceva tutto tranne che nasconderci. Avevo la testa dolorante, percepivo il mondo esterno come una serie di fluttuazioni irregolari nel nulla. Gli oggetti, le foglie, il suo seno sodo e alto mi sembravano sbiadite istantanee provenienti da un universo sconosciuto.

Toltasi il cappotto, rimase praticamente nuda, solo un bianco perizoma le cingeva il basso ventre. Vedendo la mia totale incapacità di assumere qualsiasi tipo di iniziativa, abbassò la cerniera e mi sbottonò i miei lerci pantaloni. Un tanfo nauseabondo di cacca la colpì in pieno viso. Disgustata oltremodo, e resasi conto che sarei comunque rimasto inerte, si è limitata a tirare fuori il mio membro piccolo e molliccio dallle mutande che non cambiavo da giorni. Il glande, coperto da una crosticina gialla di sperma essiccato e pus infetto, fu sfiorato dalle sue dita affusolate. Questo, insieme alla visione delle sue gambe che sapevano di angelico, mi eccitò oltremodo, ma tutto rimase a livello della mia mente: il pene non accennava a principiare erezione alcuna. Per un po' ha provato a masturbarmi, io tremavo come una foglia e balbettavo parole incomprensibili. Un calo di pressione fu sul punto di farmi svenire, sul suo corpo perfetto calò una cortina nebbiosa. Riuscii a non perdere i sensi, ma sentii subito dopo lei che mi imprecava contro, allontanandosi lentamente. Mi tirai su i pantaloni, e nel fare questo gesto persi improvvisamente una quantità abnorme di feci a pallini duri mesciti con una scarica diarroica.

Mi sono recato, ancora frastornato e terribilmente eccitato, alla fermata del bus. Sedendomi sul sedile in fondo alla vettura, la pressione delle assi della seggiola e il colare della cacca giù per le gambe fecero uscire un prolungato e lento fiotto di sperma dal mio membro intorpidito e floscio.

venerdì 14 marzo 2008

L'assorbente

Il mio rapporto con le donne, come in fondo quello con ogni altro essere umano, è praticamente inestistente. Tra le righe, mi sfuggì in un vecchio post l'attrazione che provo verso un'impiegata, ormai avanti con gli anni, che lavora presso l'accettazione prelievi dell'ASL. Ha un volto piuttosto popolano, e gira sempre con un camice sbottonato che fa intravedere due seni abbondanti, con l'incavo fra le mammelle particolarmente sudicio. Inoltre, recentemente hanno assunto una ragazza molto più giovane, circa 25 anni, davvero attraente. Cosa ci fa in un luogo da reietti della vita del genere?
Nello stesso post mi scappò anche il mio modo di esprimere la mia ridicola e repressa virilità. Mi reco nello stanzino delle pulizie, dove c'è uno squallido cesso per i dipendenti, ed eiaculo a terra.

Ieri, dopo essermi ivi masturbato, entrò la ragazza neoassunta per espletare i suoi bisogni, o forse per cambiarsi un assorbente ormai incrostato di sangue grumoso. Aspettai pochi minuti, ed entrai nello stanzino sapendo che avrei trovato la signorina. Lei mi fulminò con uno sguardo di ghiaccio, e io, per allentare la tensione, le dissi: "Eh, quando la cacca scappa, scappa!". Si allontanò senza proferire parola. Feci in tempo a notare, però, che il suolo di una delle sue scarpe aveva una mesta incrostazione bianca. Il mio sperma! Ero parte di lei!

Trovai un assorbente usato nel cestino del bagno. Lo indossai, ora magari vado a togliermelo, sempre che riesca a staccarsi dopo i sogni di stanotte, che mi hanno procurato non poco sperma nelle mutande.