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mercoledì 8 ottobre 2008

La mia estate - parte II

Le giornate non è che scorressero tanto diverse l'una dall'altra. Afa, noia e il profumo delle feci dei cani, perlomeno era questo il dettaglio che mi affascinava di più. Un giorno mio padre mi vide anche odorare, il volto piegato sul terreno, una cacca appena escreta da Tobia. Non mi disse nulla, ma una coltellata mi avrebbe colpito meno del suo gelido silenzio.

L'unica cosa che movimentava la giornata erano saltuari lavoretti di fatica cui mi costringeva mio padre (sempre lui...). "Che strano, non fa mai nulla per mantenere questo vecchio casale, assume sempre degli operai a fine estate...", mi disse mia madre un giorno.
Ma io sapevo perché: il laido vecchio voleva mettermi davanti alla mia inettitudine fisica. Forse lo voleva fare per stimolarmi ad agire, forse mi vuole bene e gli dispiace vedermi così. Ma non ho mica avuto il coraggio di chiederglielo.

Riguardo a mia madre, notai per la prima volta che i suoi seni somigliano, seppur in proporzioni ridotte, a quelli avvizziti della vecchia impegata della ASL che tanto mi attrae.

Lo squallore è stato soprattutto psicologico, questa estate. Tagliamo corto e con volgarità, e diciamo subito qual è stata la cosa più schifosa che ho fatto laggiù (e, rispetto al mio solito, è ben poca roba): ho messo un dito in culo a Tobia dopo che aveva appena defecato. Mi sono poi strusciato il dito, dopo averlo odorato, sui pantaloni. Non ho neanche assaggiato.

Mi lavavo, ero costretto, ma una volta a settimana era più che sufficiente. A capire quand'è che era arrivato il momento, ci pensava con la sua solita delicatezza mio padre: rimproverava mia madre per aver fatto andare a male i gamberetti. Ma in frigo, controllai ghiotto la prima volta che lo disse, di gamberetti nemmeno l'ombra.

sabato 27 settembre 2008

La mia estate - parte I

Sono arrivato a casa dei miei, dopo un viaggio su un treno più puzzolente di me, in un giorno che definire afoso era riduttivo. Il mio sudore si incrostava rancido sulla pelle che mi ero lavato il giorno prima, e mi pareva già uno spreco di tempo quegli interminabili minuti sotto la doccia, che mi avevano privato di qualcosa che era ormai intimamente mio. Con una macchia intorno al cavallo dei pantaloni, complice una furtiva masturbazione nel vagone, ho rivisto dopo oltre un anno e mezzo i miei genitori.

Mia madre, una signora insignificante, con quei capelli grigio topo che mi hanno ossessionato sin dall'infanzia. Erano già grigi. Quei due seni flosci e dopotutto piccini, che pure scatenarono le mie prime fantasie onaniste da piccolo. "Mamma, posso dormire nel lettone, che papà stanotte non c'è?", "Certo, vieni". E non mi bloccava quando mi palpavo il pisellino di nascosto sotto le lenzuola, faceva finta di non vedere. Doveva fermarmi, volevo che mi fermasse. Ma quando mai ha capito qualcosa quella? O forse ha sempre capito troppo.

Mio padre, un vecchio bastardo, tanto insensibile quanto crudele nei miei confronti, ha sempre deriso la mia inettitudine. Lui sì che ha avuto una vita piena, mica io! Mah, piena di cosa, bisognerebbe vedere...

Tobia, uno dei tre cagnacci che tengono (che nome idiota!), mi è saltato addosso per farmi le feste, sebbene prima di quel momento l'avessi visto solo una volta. Un bovaro enorme, mi ha atterrato, e ovviamente sono finito su un terreno melmoso. Mio padre già mi guardava con disprezzo.

Il pranzo è stato avvilente. Poche parole: i miei sapevano che qualunque cosa mi avessero chiesto, la risposta sarebbe stata desolante, per me e per loro. Alla fine, per farmi capire che sarebbe stata una "vacanza" dura, mio padre se ne uscì con un "come mai non ci hai invitato al tuo matrimonio?". "Matrimonio?". "Dai, possibile che un giovanotto come te sia ancora single?"...

martedì 12 febbraio 2008

Sapore acidulo

Oggi stavo uscendo quando ho visto il cane della mia vicina in cortile. Stava vomitando.
Non ce l'ho fatta. Ho assaggiato quella poltiglia acida e scottante. Ho vomitato a mia volta. Sono stato visto. Tralascio l'imbarazzante discussione avuta con la vicina.

Stasera ho defecato. Ho raccolto il materiale e l'ho messo nel freezer. A breve spiegherò cosa ci ho fatto.