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martedì 3 novembre 2009

Angela è in fin di vita

Il turpe gesto col cacciavite le ha provocato un'infezione che si è estesa a tutto il corpo. E lei, da sempre malaticcia, è molto debilitata. Forse non ce la farà.

E io, che in questo momento dovrei starle vicino, sono tenuto a distanza dai suoi genitori; nonostante il continuo ripensare a quei brandelli condilomatosi mi provochi interminabili e dolorose erezioni.

lunedì 10 agosto 2009

Distrutto

Non so da dove iniziare.

Ero chiuso in camera mia, e mi scappava la cacca. Il momento più bello della giornata!
Era un paio di giorni che non andavo di corpo, e una massa cementizia si era depositata alle porte del mio retto. Vado in bagno.
Poi ci ripenso.
La faccio in camera, adagiandola su un tovagliolo di carta.

Lo stronzo esce lento e compattissimo, un cilindro roccioso come io non lo sono stato mai, con la mia nullità che porto dietro da una vita.

Lo osservo, lo annuso, lo lecco, lo vivo.

Ma
è
un
fallo!!

Come quello che io, almeno così, non ho avuto mai.

Tentazione.
.
.
.
Ci ho già ceduto.
Calo i pantaloni, mi sdraio sul letto, pianto sopra quel minuto coso informe, bruciato dalla vita e dal vomito di ieri l'altro, il fallo fecale.

Il mio nuovo membro!!
Lungo, duro, POTENTE.

Voci in lontananza più vicine vicinissime la porta si apre!

A N G E L A

"Tuo padre mi aveva detto che potevo entrare senza bussare..."
Ti pareva che non era stato lui.
Io: pallido. Distrutto.
Lei: schizza subito fuori dalla stanza, resta a giustificarsi da dietro la porta.

Le 70 gocce di paroxetina stanno terminando l'effetto, ora che torno lucido non sarò più in grado di scrivere.

sabato 8 agosto 2009

Vomito in surround

È da due ore che vomito.

Chiuso in camera mia.
Che è chiusa in una casa a me estranea.
Che è chiusa in una campagna a me estranea.
Che è chiusa in una regione a me estranea.
Che è chiusa in un continente a me estraneo.
Che è chiuso in un mondo a me estraneo.
Che è chiuso in universo a me estraneo.

E non apro alla mamma che "vuole parlarmi", perché stavolta mi lascio circondare dal vomito, che odora di feci inacidite e cadaveri murini.
Che mi brucia la pelle, e penetra attraverso la cerniera spalancata su quel misero sesso che voglio annientare.

Ho vomitato anche sullo schermo del pc.
Come sono lontani i tempi quando giocavo ad eiacularci, sul monitor di un vecchio computer. E non ci riuscivo mai perché il getto dello sperma era sempre troppo debole.

Voglio affogare in questo vomito, che mi mangio e riespello, finché non digerisco ogni molecola che non sia d'acido cloridrico. Il mio essere di carne e il mio fallo devono ardere entro domani.

mercoledì 15 luglio 2009

Una moglie per me?

Questa volta il titolo non è fuorviante.

I miei genitori, nella loro infinita crudeltà, hanno deciso di sottopormi a questa umiliazione.

Stanchi di avere un budino rancido ciondolante per casa, perdente goccioloni di feci ed evitato anche dal cane, hanno deciso di volermi accasare.

Ma chi può prendere un individuo del genere? Ovvio, qualcuna (quasi) del mio livello: Angela.
Angela è la figlia di amici di famiglia, è un bocciuolo di letame cresciuto nella campagna fosca e degenerata. Molto larga, poco alta. Capelli neri ricci, un naso gonfio e aquilino, e basta, non voglio continuare a descriverla.
Oh, sono autocritico: rispetto a me, è Afrodite. Ma perché io sono io, giusto per questo.

Ci hanno fatto conoscere a tradimento, "poi magari vi vedete e andate a prendere un gelatino insieme".

Angela mi ha guardato, visibilmente imbarazzata, nonostante mio padre mi avesse fatto lavare a forza, minacciando di lasciarmi sotto un ponte.

Il primo incontro, con i genitori di entrambi, è stato un incubo.

Ma nulla in confronto al vegnente "gelatino".

Sopravviverò? Riuscirò a infilare un dito in quella vagina affossata tra il flaccido grasso delle sue gambe, segreto rimasto inesplorato se non dalle sue timide e gonfie dita?

Mi disgusta, ma ogni tanto quando ci penso un fiotto bruciante mi giunge ai rimasugli di pene infetto.

mercoledì 28 gennaio 2009

Risate

Sto rischiando di perdere il misero lavoro che ho. Non ci vado da una settimana, e al medico fiscale, che imperterrito cerca di entrare ogni giorno, non rispondo mai.

Sento risate intorno a me, come fossi circondato da gigantesche iene. La stupenda biologa che mi auguravo si ingravidasse con le mie feci lorde di sperma malato... anche lei ride di me, l'ho sentita che bisbigliava qualcosa con la vecchia che mi piace tanto. Le donne di cui sono innamorato, ridono di me.

Risate
Risate
Risate
Risate
Risate
Risate
Risate
Risate
Risate
Risate
Risate
Risate
Risate
Risate

Dappertutto. Sono arrivato pure a pulirmi il sedere ogni volta che vado in bagno, ma non è servito a nulla.
E quando disperato mi rifugio in ciotole piene di escrementi, più ingoio e più vomito, il tappetto ormai diventato un enorme terreno di coltura per batteri coliformi, e sento l'odore che probabilmente ucciderebbe chiunque, tranne me che puzzo ancora di più, il panico mi torna e mi fa delirare.

Risate
Risate
Risate
Risate
Risate
Risate
Risate
Risate
Risate
Risate
Risate
Risate
Risate
Risate
Risate

La macchia giallastro sperma - marroncino merda - rossastro sangue - ocra vomito che spicca tra le decorazioni arabe del tappeto si restringe, fino a scomparire dai miei occhi che vedono solo il buio, intervallato da brevi lucine come un led a intermittenza.
Angosciato, cerco di muovermi, ma resto fermo.

Cado a terra.
Rinvengo dopo una mezz'ora.
Mi sono sporcato la schiena di feci, e il pene, ormai divenuto un purulento ammasso di carne bruciata e smegma, rilascia densissima urina senza nessun controllo.
Per quanto ancora riuscirò a muovermi, a scrivere addiruttura, steso sui miei umori con il portatile incandescente per il troppo stare acceso?
Credo poco, molto poco.

Salvatemi, o uccidetemi.

martedì 1 aprile 2008

Travaglio

Sto malissimo. Ho interrotto da pochi giorni l'assunzione continuata di antidiarroici. Non ho ancora defecato, e fisicamente riesco a malapena a respirare senza sentire le cacche dure come sassi che si sono cementate nel mio intestino. Ma non sto malissimo per questo, ma perché, tra pochi altri giorni, sarò costretto a prendere un purgante, e a partorire con dolore. Mio figlio non sarà mai abbastanza grande per ricevere tutto il mio affetto.

Anche durante questa mia gravidanza mi sto rivelando un fallito.

Forse sarebbe meglio imbottirmi ancora di Imodium, e assieme ad essi una buona dose di sonniferi.