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martedì 1 aprile 2008

Travaglio

Sto malissimo. Ho interrotto da pochi giorni l'assunzione continuata di antidiarroici. Non ho ancora defecato, e fisicamente riesco a malapena a respirare senza sentire le cacche dure come sassi che si sono cementate nel mio intestino. Ma non sto malissimo per questo, ma perché, tra pochi altri giorni, sarò costretto a prendere un purgante, e a partorire con dolore. Mio figlio non sarà mai abbastanza grande per ricevere tutto il mio affetto.

Anche durante questa mia gravidanza mi sto rivelando un fallito.

Forse sarebbe meglio imbottirmi ancora di Imodium, e assieme ad essi una buona dose di sonniferi.

mercoledì 26 marzo 2008

Gestazione

Lo sento, è dentro di me. Sono ormai diversi giorni che vado avanti ad Imodium. Ho la pancia gonfissima e sento talvolta dolori lancinanti. Perdo anche un po' di sangue. Ma questi piccoli disguidi non mi faranno desistere. Dovessi pure morire. D'altronde, se non si muore per i propri figli, per chi si deve morire?

In contemporanea mi sto abbuffando, in modo da avere più materiale possibile per il mio bambino, mentre bevo pochissimo e mi masturbo frequentemente, in modo da avere vescica e ghiandole seminali più piccole possibili, non devono sottrarre spazio al mio bambino.

Ogni volta che mi corico lo sento, mi tocco la pancia gonfia di feci, legata stretta da un'overdose di Imodium, e oblio tutti i miei mali. Ah, potessi morire di parto!

venerdì 21 marzo 2008

La pillola della fertilità

Ho deciso di fare una cosa che desideravo da tempo. Ora vado a prendere una scatola di Imodium, il noto antidiarroico, e ne prendo diverse capsule insieme, ripetendo l'operazione per alcuni giorni.
Il mio unico conforto è la cacca, e ogni volta che vado in bagno è una sofferenza salutarla - quell'ammasso informe di grumi fetidi è tutto quel che ho. Tirare lo sciacquone mi riempie di mestizia - raramente compio questo gesto, infatti.
Ora, finalmente, la terrò dentro per giorni, o per settimane... sarà come aspettare un figlio, desiderato per anni e mai arrivato. E quando, o meglio SE, dovessi defecare nuovamente, custodirò il frutto della mia lunga gestazione in modo da avere sempre qualcuno accanto a cui dare il mio patetico ed ignorato affetto.