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sabato 13 febbraio 2010

Un dispetto

Sono sceso in cucina, ho aperto il frigo, ho visto il tiramisù appena preparato da mio padre, e ci ho vomitato sopra.
I pezzetti di cibo lordato dal muco si inserivano alla perfezione con il mascarpone un po' avanti coi giorni e il giallo denso delle uova salmonellose.

Quando lo scopre, mi ammazza.

venerdì 4 dicembre 2009

Lavori forzati

Mio padre, stanco d'avere un elemento molliccio e puzzolente a casa sua (oltre al suo cazzo), vuole mandarmi a lavorare.
Ma, ASL a parte, chi vuole un essere come me?

"Operatore ecologico", spazzino insomma.
Il turno delle 4 del mattino.
Quando non mi vede nessuno.

"Così finalmente potrà scopare!" ho sentito che mio padre diceva al telefono a un suo amico ubriacone, ridendo di gusto.

Ho iniziato a bere pipì, non solo mia, anche del cane. E non per manie feticiste (per quanto mi possa effettivamente piacere), ma per ammalarmi gravemente prima della prossima settimana, quando prenderò servizio.

venerdì 27 novembre 2009

Angela è salva. E turpe.

L'hanno dimessa ieri.

È ancora viva, anche se dubito me la faranno sposare.
Mio padre vuole un erede.
E ad Angela le hanno cucito il sesso. Solo un sottilissimo forellino per fare uscire l'urina. Il resto è celato dietro abbondanti nonché permanenti suture.

Il mio minuto pene potrà entrare pure nell'uretra, non sarà un problema.

Sono ossessionato, sarebbe il coronamento del nostro significato nel mondo, un continuo scambio di escrezioni al posto dell'incontro dei fluidi della vita.

Bramo la sua uretra, scartavetrata dall'infezione crudele.

Ma lei è segregata in casa, i miei fanno finta che non sia mai esistita, e ora non sanno a chi darmi in pasto. Non ce ne sono altre come lei.

Non ce la faccio, è sempre eretto: e la mia cronica impossibilità ad eiaculare mi impedisce di sfogarlo. Duole come se lo fendessi con un gancio arrugginito. E tutto questo per un'uretra, la sua uretra!

E se persino il mio ridicolo membro fosse troppo grande per quel tubicino infetto, poco male, staccare un brandello della sutura e allargare il canalicolo urinario non sarà un problema, dopo quello che è stata capace di fare.

Me la immagino, con quei peli pubici lunghissimi, ispidi, incrostati di sporcizia giallognola, inumiditi dal suo sacro fetore. E tra quel giardino di dannazione, la porticina che darebbe un senso alla mia vita...

- Angela come sta?
Ho chiesto oggi ai miei.
- Non so... stava male?
Risposta di mio padre. Come se non fosse mai esistita.

Ma io non mi do pace; l'escrescenza carnosa che definisco pene pulsa sangue, e tutto per l'indecente e insalubre pube angelico!

giovedì 8 ottobre 2009

Già

Già, ho fatto sesso.

Mi sono abbassato ulteriormente nel mio vortice involutivo.

Ma come, hai avuto un rapporto sessuale, ti sei evoluto!

Ma il mio è stato incesto. L'ho fatto con mio padre.
Non ce la facevo più. Dovevo andare in bagno e pisciare. 18 diciotto XVIII ore senza orinare, e contro il bruciore, mio padre mi faceva ingoiare litri d'acqua.
Quell'aguzzino...

Non ce la facevo, cazzo.

Un gesto felino, per quanto felino possa essere io, e filato verso il bagno.
Mio padre, in cucina, se ne accorge, e mi insegue.

Io, ancora prima di andare di fronte alla tazza del cesso, lo tiro fuori stremato. Mio padre mi molla un tizzone un pieno volto, e stringe con violenza quel ridicolo organo che già stava emettendo un fiotto spaventoso di urina.
Lo stringe a tal punto, da ingolfarlo di piscio, per quanto emettesse liquido con violenza.
Sono lì lì per svenire, ma... la prima volta in vita mia, eccetto quell'esperienza inutile con la prostituta dell'anno scorso, che qualcun altro prende in mano il mio membro.
E all'improvviso: l'erezione.
Mio padre era sconvolto.
Allora funzionava!

A quel punto, tra croste di cacca rinsecchite sul muro, e un tappetino da bagno non lavato da oltre 5 anni, era tutto abbastanza avvilente per potermi testare fino in fondo.
Mi guarda e mi intima: "Fammi vedere che puoi eiaculare!".

Sto zitto e fermo.

"Fammi vedere che puoi e-ia-cu-la-re".

Tremo, sudo. Puzzo di rancido.

"Ma basta!". E inizia a muovere la pelle del mio membro su e giù con rabbia e violenza, fino quasi a farlo sanguinare.

Mezz'ora. Io stavo vivendo un'esperienza orrenda.

Ci rinuncia.

Ma a me resta duro. E non va più giù. Troppi arretrati?
Il secondo miracolo: un gonfiore alieno nei pantaloni di mio padre.

Impazzisce.

Mi getta a terra con violenza. Io batto con violenza il pene rigido sul pavimento (il livido è ancora lì).
Mi abbassa i pantaloni, mi penetra con violenza.

Ci mette un attimo.

Io resto a terra soffocante. Lui se ne va a dormire.

venerdì 18 settembre 2009

La cinese

Non mi sono fidanzato con un'orientale, "la cinese" come la tortura cinese.

Non sarei mai andato dall'urologo per la seconda volta se non mi fosse piombato mio padre a sorpresa il mattino prestissimo.
Mi ha portato lì senza rivolgermi la benché minima parola, e ha voluto assistere alla visita. Inutile aggiungerlo, quell'urologo era amico di un amico, perciò disposto anche a questa palese illegalità.

Ha visto che di progressi non ne sono stati fatti. L'atmosfera aveva raggiunto livelli asfissianti al punto che sarei potuto benissimo morire sul colpo. E magari fosse successo.
Intorno ai brandelli del mio fu pene, sei occhi disgustati e tre bocche che a stento trattenevano un conato (se fosse caduto del vomito sul "fallo" sarebbe stato meglio, almeno l'avrebbe occultato). Mio padre, l'urologo e la sua giovane tirocinante osservavano con un certo disagio l'origine di questa situazione, che non mi meraviglierei se non fosse creduta e bollata come irreale. Io stesso, a ripensarci, non posso che auspicare di aver sognato. Ma ciò che sta succedendo tuttora mi porta a capire che è avvenuto davvero.

In fondo, tutto è stato meno drammatico dell'altra volta. Anche quando l'urologo parlava a mio padre di ogni piaga presente su quel minuscolo cazzo, con la tirocinante che lo muoveva e mostrava, dopo essersi messa doppi guanti di gomma, non riusciva a darmi alcun effetto.
A N E S T E T I Z Z A T O
Ormai.

"Deve mettere questa crema e, cosa più importante, per fare rimarginare tutte le numerose ferite, non deve orinare più di una volta al giorno, e ovviamente non eiaculare. Questo almeno per dieci giorni."

E qui è iniziata l'avvilenza completa. Mio padre è rimasto con me, nella mia squallida casa, sopportando il fetore e la sporcizia per controllarmi. Mi impedisce di andare in bagno, e controlla che non mi pisci addosso.
In questo momento lui è andato a farsi una bella cagata, ovviamente con tanto di abbondante pipì, mentre io sono oltre 19 ore che non vado in bagno. Boccheggio disperato, e ogni movimento mi comprime la vescica strapiena di urina fermentata. La mia uretra si allunga con micidiali erezioni, ma la ridicola lunghezza del mio membro non permette niente di che.
Ho i reni che bruciano, l'addome teso e dolorante.
Il mio aguzzino, non nasconde certo una notevole soddisfazione nel fare il ruolo del guardiano.

Credevo che essere visto per strada mentre rintuzzo il dito nella cacca grumosa di un cane spelacchiato (con tanto di pelo rimasto nelle feci) fosse il massimo dell'umiliazione.
Questo è troppo, anche per me.

lunedì 14 settembre 2009

Domani 15 settembre 2009

"Ti ho fissato io la visita dall'urologo, sapevo che non dovevo fidarmi di te."

(mio padre, ovviamente)

Vomito da due ore.

mercoledì 26 agosto 2009

Il perdono

Suona il telefono: Mio padre : "Ti perdono, Angela è ancora disponibile, torna qui e non fare più scherzi, schifoso, almeno fino alla cerimonia. Poi, fai quello che vuoi, Angela è contro il divorzio... Povera lei."

Riaggancio.

Non mi ha richiamato. Quello viene qui e mi ammazza. Ma ho paura di chiamare io.

Un dito nell'ano. Me lo sono infilato, è strano, ma non avevo mai esplorato le possibilità che offre la masturbazione anale. Non che riesca a rivitalizzare il mio pisello, sia chiaro, però provo un piacere come una colata di cioccolato fuso su un buon budino alla crema.

Poi mi massaggio i testicoli, che come dissi tempo fa sono molto grossi. Massaggiarli e sognare di avere un pene potente, come quel macigno di cacca che usai a mo' di fallo.

Non era finita così poi, dopo due ore ha richiamato. Tralascio i toni rudi, oltre i suoi già dilatati limiti. Domani torno.

Intanto mi rinfersco dalla calura appoggiando la mia faccia contro il piatto di feci che è in frigo. Domani non potrò più farlo.

In un piatto fondo, ben sistemato, ho messo una brodaglia giallastra di feci diarroiche, magma denso in cui nuotano alcuni pallini malleabili, poco più scuri del resto. Un'ocra chiaro in cui è riassunta la mia vita.

VOGLIO UNA PISCINA PIENA DI DIARREA!

Sognando di nuotarci, e magari rischiare di affogarci. E mentre annaspo bevo, bevo, bevo. E l'esofago impregnato di fetore molliccio, con fetidi spasmi che emettono gas pestilenti.

La piscina di cacca sciolta. Ora vado a farmi un ditalino nel culo mentre faccio un po' di diarrea.

giovedì 6 agosto 2009

Sono gay!

È quello che ho detto a mio padre, senza tanti giri di parole.
Uno schiaffo orrendo mi ha segnato il mio sgradevole volto, già insozzato da un alito degno di un cadavere infetto.

"Ti sposi uguale!", e sottovoce "frocio di merda".

Stavolta sono in un vicolo cieco.

domenica 14 giugno 2009

Miracolo + Il pene di mio padre

No, non ho trovato una ragazza né ho cambiato vita. Il "miracolo" del titolo del post è riferito al fatto che la rete wireless pare essere arrivata, anche se con una certa irregolarità, anche in mezzo a queste vili campagne.

Ormai è un mese e mezzo che vivo in questa casa degli orrori, considerato alla stregua di uno dei porci che vengono allevati qui - con la differenza che almeno il porco, quando lo ammazzi, serve a qualcosa.
Mio padre ha verso di me un atteggiamento che, pure sapessi il vocabolario a memoria, non saprei trovare parole per descrivere. Astio, disprezzo, vergogna, paura anche. Ma pure qualcosa di più.
Una volta, spiando dal buco della serratura del bagno (lo spio spesso mentre va a fare la pipì, il suo membro, seppure vecchio e flaccido, mi ispira una virilità di cui io sono sempre stato privo), l'ho visto fissare con una curiosità mista a spavento le feci che aveva appena lasciato tuffare dal suo pelosissimo ano dilatato dentro la tazza del water. Forse stava per scoprire anche lui il mistero che celasi negli escrementi - o voleva semplicemente capirmi?
Il cazzo di mio padre è rugoso e dubito più capace di una pur minima erezione: ma è lungo, troppo lungo perché possa essere davvero mio padre. Inoltre, ho il sospetto, come un sesto senso, che sia sempre stato impotente, anche da giovane. Mia madre, figlia di amici di famiglia, poteva essere l'unica preda per lui. Chissà se è stato quell'uomo dal pene come una serpe morta a generarmi, in un unico slancio di virilità in tutta la sua vita.

Io ormai, la poca potenza che il mio membro esanime abbia mai avuto, è scomparsa per sempre. Qualche sera fa mi sono svegliato nel cuore della notte, devastato da una eiaculazione notturna che non ha fatto altro che infettarmi le piaghe che mai guariranno - il bruciore mi ha fatto perdere i sensi, oltre che un'abbondante quantità di urina che ha infierito sui segni più intimi della mia sconfitta.

giovedì 23 aprile 2009

Brodo di cacca

Metaforicamente è anche la situazione in cui mi trovo, ma in concreto è quello che mi sto preparando prima di partire, domani mattina all'alba, per tornare dai miei.

È una cosa che può apparire disgustosa anche a me, a primo acchito, ma bollire pezzi di stronzi mollicci e oleosi, succosi di bile malassorbita, in limpida acqua che lentamente sugge tutte le essenze di quel campionario del mondo -e di me stesso- che sono le feci, è qualcosa che mi sta provocando un'emozione che non credevo di poter più provare. E mentre l'acqua si scalda con pacatezza e si lorda di umori marron, scrivo queste righe: le ultime?
Forse.
Ho comprato un piccolo pc (netbook li chiamano...), ma non so come potrò connettermi a Internet. Se riuscissi ad uscire ogni tanto da quella fattoria degli orrori dove andrò a stare potrei scrivere. Lo spero. Mi faccio schifo quando posto queste righe. Ma sempre meno che sopportare lo sguardo sdegnato dei miei.

Domani vedrò.
Intanto, il brodo di cacca sta bollendo.

E se mi dovesse far male al punto di uccidermi?

No, non è possibile! Ha un aroma sconvolgente, è un riassunto del TUTTO. I blocchetti mollicci si sono scomposti in una galassia di minuscole palline marroncine, che galleggiano sul liquido. Sul fondo, una sorta di mucillagine biancastra mezza bruciata fodera la pentola. Sarà delizioso grattarla via con un po' di pane.

Beh, vado a mangiare.

sabato 27 settembre 2008

La mia estate - parte I

Sono arrivato a casa dei miei, dopo un viaggio su un treno più puzzolente di me, in un giorno che definire afoso era riduttivo. Il mio sudore si incrostava rancido sulla pelle che mi ero lavato il giorno prima, e mi pareva già uno spreco di tempo quegli interminabili minuti sotto la doccia, che mi avevano privato di qualcosa che era ormai intimamente mio. Con una macchia intorno al cavallo dei pantaloni, complice una furtiva masturbazione nel vagone, ho rivisto dopo oltre un anno e mezzo i miei genitori.

Mia madre, una signora insignificante, con quei capelli grigio topo che mi hanno ossessionato sin dall'infanzia. Erano già grigi. Quei due seni flosci e dopotutto piccini, che pure scatenarono le mie prime fantasie onaniste da piccolo. "Mamma, posso dormire nel lettone, che papà stanotte non c'è?", "Certo, vieni". E non mi bloccava quando mi palpavo il pisellino di nascosto sotto le lenzuola, faceva finta di non vedere. Doveva fermarmi, volevo che mi fermasse. Ma quando mai ha capito qualcosa quella? O forse ha sempre capito troppo.

Mio padre, un vecchio bastardo, tanto insensibile quanto crudele nei miei confronti, ha sempre deriso la mia inettitudine. Lui sì che ha avuto una vita piena, mica io! Mah, piena di cosa, bisognerebbe vedere...

Tobia, uno dei tre cagnacci che tengono (che nome idiota!), mi è saltato addosso per farmi le feste, sebbene prima di quel momento l'avessi visto solo una volta. Un bovaro enorme, mi ha atterrato, e ovviamente sono finito su un terreno melmoso. Mio padre già mi guardava con disprezzo.

Il pranzo è stato avvilente. Poche parole: i miei sapevano che qualunque cosa mi avessero chiesto, la risposta sarebbe stata desolante, per me e per loro. Alla fine, per farmi capire che sarebbe stata una "vacanza" dura, mio padre se ne uscì con un "come mai non ci hai invitato al tuo matrimonio?". "Matrimonio?". "Dai, possibile che un giovanotto come te sia ancora single?"...