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venerdì 18 settembre 2009

La cinese

Non mi sono fidanzato con un'orientale, "la cinese" come la tortura cinese.

Non sarei mai andato dall'urologo per la seconda volta se non mi fosse piombato mio padre a sorpresa il mattino prestissimo.
Mi ha portato lì senza rivolgermi la benché minima parola, e ha voluto assistere alla visita. Inutile aggiungerlo, quell'urologo era amico di un amico, perciò disposto anche a questa palese illegalità.

Ha visto che di progressi non ne sono stati fatti. L'atmosfera aveva raggiunto livelli asfissianti al punto che sarei potuto benissimo morire sul colpo. E magari fosse successo.
Intorno ai brandelli del mio fu pene, sei occhi disgustati e tre bocche che a stento trattenevano un conato (se fosse caduto del vomito sul "fallo" sarebbe stato meglio, almeno l'avrebbe occultato). Mio padre, l'urologo e la sua giovane tirocinante osservavano con un certo disagio l'origine di questa situazione, che non mi meraviglierei se non fosse creduta e bollata come irreale. Io stesso, a ripensarci, non posso che auspicare di aver sognato. Ma ciò che sta succedendo tuttora mi porta a capire che è avvenuto davvero.

In fondo, tutto è stato meno drammatico dell'altra volta. Anche quando l'urologo parlava a mio padre di ogni piaga presente su quel minuscolo cazzo, con la tirocinante che lo muoveva e mostrava, dopo essersi messa doppi guanti di gomma, non riusciva a darmi alcun effetto.
A N E S T E T I Z Z A T O
Ormai.

"Deve mettere questa crema e, cosa più importante, per fare rimarginare tutte le numerose ferite, non deve orinare più di una volta al giorno, e ovviamente non eiaculare. Questo almeno per dieci giorni."

E qui è iniziata l'avvilenza completa. Mio padre è rimasto con me, nella mia squallida casa, sopportando il fetore e la sporcizia per controllarmi. Mi impedisce di andare in bagno, e controlla che non mi pisci addosso.
In questo momento lui è andato a farsi una bella cagata, ovviamente con tanto di abbondante pipì, mentre io sono oltre 19 ore che non vado in bagno. Boccheggio disperato, e ogni movimento mi comprime la vescica strapiena di urina fermentata. La mia uretra si allunga con micidiali erezioni, ma la ridicola lunghezza del mio membro non permette niente di che.
Ho i reni che bruciano, l'addome teso e dolorante.
Il mio aguzzino, non nasconde certo una notevole soddisfazione nel fare il ruolo del guardiano.

Credevo che essere visto per strada mentre rintuzzo il dito nella cacca grumosa di un cane spelacchiato (con tanto di pelo rimasto nelle feci) fosse il massimo dell'umiliazione.
Questo è troppo, anche per me.

mercoledì 24 settembre 2008

Campagna d'autunno

Molti di voi, nella valanga di commenti al post precedente, hanno ipotizzato un mio viaggio estivo. Avevate ragione. Ma definirla vacanza, non è il termine giusto. Non sono stato al mare, né in altra località turistica. Non ho fatto nulla di estremo, tipo stare sotto un ponte con i topi. Ma forse ho fatto di peggio. Sono andato dai miei genitori.

Non è roba da descrivere in un solo post. Introduco solo l'ambientazione: la afosa pianura ferrarese, dove i miei genitori, due vecchi a mio parere meschini, si sono trasferiti da 10 anni (ignoro i reali motivi, non avendo lì nessuna radice). Un casale tra i campi, tra zanzare, qualche bestia puzzolente e gli sguardi cattivi sebbene magnetici di quei due, che mi hanno rovinato la vita. Anche se loro sostengono che l'abbia rovinata io a loro.

lunedì 19 maggio 2008

Tortura cinese

Lo ammetto, ho preso anche spunto dai vostri commenti, ma lo avevo in mente da tempo.

Ricordandomi di un racconto erotico di serie Z letto tanti anni fa, ho deciso di procurare dei taglietti minuscoli sul mio piccolo e flaccidissimo pene. Non poteva uscire sangue, troppo piccole, seppur numerosissime, erano le fessure.

La tempesta non era che nel suo momento di quiete, quello più spaventoso poiché, a tal punto, non può che progredire verso un destino di distruzione.

Ho preso tre pillole, ingoiate con forza l'una dopo l'altra, con le furia che ha solo un folle, sudando e petando con tutta l'energia che mi è rimasta. Tre pillole di Viagra.

La tempesta non aveva che da attendere per scatenarsi, le nubi si addensavano bigie fino ad esplodere.

E dopo alcune ore è esplosa anche l'erezione, con la potenza possibile solo dopo settimane di impotenza. Il pene indolenzito già doleva per l'incommensurabile sforzo. Ma non era che l'inizio.

La tempesta sta per erompere, le prime gocce cadono, cupi tuoni in lontananza.

I taglietti, ora divenuti ben visibili, si dilatano, ed iniziano a grondare.

La tempesta, la tempesta... riuscirò a vedere, vivo, la fine?

Non so quando finirà questo supplizio. Vorrei masturbarmi, ma riesco a malapena a battere queste poche lettere sulla tastiera.