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venerdì 7 gennaio 2011

Nel baratro. Di nuovo.

La mia lunga assenza non è stata dovuta né a morti o eventi infausti, né a noia.

Cacciato fuori di casa dai miei (che nel frattempo avevano scoperto la tresca con Alberto), sono tornato nel mio squallido tugurio e ho deciso di voltare pagina.

Per prima cosa, ho cercato e trovato una filippina che, bisognosa di denaro e priva di permesso di soggiorno, ha accettato di pulire casa mia. Era vecchia e sdentata, e dormiva spesso all'addiaccio. Con i miei soldi, si è potuta almeno permettere qualche sbronza. Ero divenuto all'improvviso spavaldo e pieno di vita, tanto che un giorno toccai anche il culo alla domestica. Lei, rassegnata allo schifo, dalla volta successiva prima di iniziare i duri lavori mi toccava per una decina di minuti il pisello moscio (e che tale restava), in un quadretto triste e infantile anche per dei bambini alle prime scoperte.

Dopo essermi persino fatto la doccia, sono andato alla ricerca di un lavoro. Per chi è disposto a tutto, non è dura trovare qulacosa come molti vogliono fare credere. Andai in un ospizio, e quando il direttore, un prete ultraottantenne, mi disse che se volevo fare l'inserviente, avrei dovuto pulire le cacate dei vecchi e molto peggio ancora, io mi sentii al settimo cielo.

Una notte, preso dalla felicità (o qualcosa di non troppo distante), per un momento ebbi addirittura un'erezione. Con il cuore che batteva a 1000, cercai di farla fruttare muovendo con violenza sovrumana la pelle su e giù. Dopo giorni mesi anni senza un orgasmo, perdendo solo un po' di seme durante pisciate che bruciano come l'inferno, non ce la facevo più a tenere tutto dentro. Una sorta di languore mai provato prima mi stava invadendo la punta del microfallo, una sorta di preorgasmo iperamplificato. Dopo una devastante masturbazione durata quasi un'ora, la lunghissima erezione cessò senza essermi potuto liberare. Il sudore rancido grondava sul letto di nuovo pieno di schifezze, dopo solo una settimana che avevo congedato la vecchia toccatrice.

Mi ricapitò per una settimana intera, ma nulla. Dopo, una mattina andai in bagno, mi scappava fortissimo la pipì. Non riuscivo a fare uscire nulla, nonostante la vescica mi stesse scoppiando. Sentii che avevo un'ostruzione nell'uretra. Dopo inutili strizzature per fare uscire l'intrusco, cacciai uno stuzzicadenti nel buchino del pene, ed estrassi un immane pallocco di sperma rappreso. Finalmente un'eiaculazione, ma nel mio stile. Senza piacere, senza relax, solo un insostenibile dolore.

Non ho voglia di raccontare, almeno ora, perché non lavoro più all'ospizio.

Adesso sono dieci giorni che sto sdraiato dentro una cassapanca, in un bagno rilassante di escrementi di ogni consistenza, con il pc unico amico. Ero uscito alla luce, ma ora è peggio di prima. Ormai sono rassegnato, non chiedo più neanche aiuto.

sabato 17 ottobre 2009

Nemmeno lei era vergine

Non ci potevo credere. Nemmeno Angela era ancora vergine. Stupro o serata finita in sbornia, la sicurezza della sua innocenza perduta l'ho avuta ieri sera, appena tornato dai miei.

"Vai da Angela, e conoscetevi meglio".
Mio padre. Il conoscersi sessuale, ovviamente. Ormai, dopo aver rilasciato nel mio retto tutto lo sperma trattenuto in una vita, non ha più peli sulla lingua.

Angela e io. In una stanza gelata, a casa sua.
I miei -e i suoi- escono, per lasciarci soli. Che gentili...

Lei trema, e con un filo di voce: "Dovremmo spogliarci, mi hanno detto".
Pure io, tutto dire, mi rendevo conto di quanto fosse umiliante la situazione.

Puzzava anche lei, come si fosse spalmata della cacca sotto le ascelle, e poi si fosse messa a sudare come una pazza.

Le ascelle: che peli lunghi! Quasi più ispidi e melmosi dei miei.

Che tette, però: come piacciono a me. Lunghe, lunghissime, ricordavano quelle della vecchia dell'ASL. I capezzoli asimmetrici e di dimensioni differenti: l'uno seminascosto e minimo, l'altro centrale e globoso. Un po' di sporcizia nerastra nel durevole solco.

Il resto dello striptease, mi ha visto del tutto inerme. Non la guardavo nemmeno, e lei me ne era grata. Mi accorgevo che si toglieva vestiti dall'odore mefitico di sozzume sempre più intenso.

Infine, tutta nuda, si alza in piedi e mi si para davanti, con le gambe (enormi) che tremavano e le pupille dilatatissime.
"Dovresti guardarmi".
Istruzioni dei nostri genitori, credo.

Alzo gli occhi, subito mirando verso l'incontrarsi delle gambe piene di solchi e smagliature. Volevo vedere dal vivo un organo femminile, tutto per me.

Protubera un cordolo di carne. Sul momento sembrava quasi un pene, invece era la prova che, lì sotto, qualcosa doveva essere già successo. Tra le gambe, dai peli unti del pube, le penzolava un enorme condiloma, sul quale erano cresciuti a sua volta altri papillomi.
Molle e purulento, emanava un odore che solo le mie insalubri abitudini mi permettevano di sopportare. Sopra quel grappolo di polipetti, era cresciuto anche qualche pelo durissimo, quasi fossero aghi. Evidentemente, il virus che la aveva ridotta così se lo doveva essere preso in qualche occasione.
Tremava angosciata, non sapeva che fare per distogliere la mia attenzione da quel molle insulto alla salute. Era troppo tesa, vedevo che stringeva le gambe impaziente, strizzando quasi il turpe condiloma. Non era solo tensione: si stava pisciando addosso, e qualche goccia le cadde nonostante i suoi sforzi. L'urina andò a scottare il cordolo carnoso, e lei sbiancò dal dolore.

Alcune dense polluzioni giallo-biancastre caddero sul pavimento.
Empatia? Forse, ma mi pisciai addosso senza neanche accorgermene. Lei fissò un attimo i miei pantaloni bagnarsi, ma distolse subito lo sguardo, appena la fissai.

Si risedette, e si vestì. Andò via poco dopo.
Non aveva il coraggio di aggiungere: "Ora dovresti spogliarti tu".

lunedì 14 settembre 2009

Domani 15 settembre 2009

"Ti ho fissato io la visita dall'urologo, sapevo che non dovevo fidarmi di te."

(mio padre, ovviamente)

Vomito da due ore.

lunedì 7 settembre 2009

La mascherina

Non essendo mai stato da un urologo, non so se è la prassi che indossi una mascherina durante il suo lavoro.
Comunque, la visita, ovviamente effettuata in una ASL diversa di quella dove lavoravo, non è stata molto lunga. Gli è bastato uno sguardo per comprendere il livello di devastazione. Come se non mi bastasse questa umiliazione, aveva una tirocinante con sé, una studentessa non bellissima ma ovviamente molto di più di qualsiasi Angela esistente su questo pianeta.
Aveva il camice ben abbottonato, ma, complice l'aria condizionata eccessiva, i capezzoli della ragazza non mancavano di mostrare la loro forma, seppure sfumatia, e provocarmi un imbarazzo che mai sarei in grado di descrivere.

"Lei non è mai stato da un urologo, vero?"
Io non gli rispondo se non bofonchiando qualche sillaba sconnessa, tremando.
"Si calmi. Signorina, oggi avrà un po' di cose da imparare."
Oddio.
"Qui abbiamo una situazione che non so quanto potrà sistemarsi. L'igiene è assente, qui è un terreno di coltura con batteri di ogni specie. Vada nel bagno qua dietro, e si lavi con questo detergente, poi torni."

Esco, non solo dalla stanza ma proprio dall'edificio.

Tremo e non comprendo, come se avessi appena ucciso qualcuno senza volerlo, e non sapessi come fare per occultare il cadavere.
E se poi il cadavere viene fuori, non è meglio denunciarmi subito in questura?
Io provo ad occultare il cadavere.
Lo sposto, lentamente, ma è pesante, e sanguina ancora.
Momento di sconforto.
È inutile, sono un inetto a prescindere dalle situazioni. Ho un cadavere tra le mani, ed è come se avessi rovesciato del latte a terra.
Pulisco il latte da terra, e strizzo nel lavandino lo straccio. Torno dentro.

Mi getto un po' d'acqua sul minuto membro, che ha più croste che carne. Verso un po' del detergente.

CAZZO CAZZO CAZZO!! Urlo come un maiale che sta per essere sgozzato. È un sapone fortemente disinfettante, sto per svenire dal bruciore. Accorre la giovane tirocinante, bussa e mi dice da dietro la porta: "Ha bisogno di aiuto?". Ovviamente pregando tutti i santi che di aiuto non ne abbia bisogno. "No..." balbetto con un filo di voce. Non respiro.

Proviamo a sciacquare. Brucia anche l'acqua fredda adesso.
Mi rimetto le mutante crostose e fetide. Come se non mi fossi lavato, insomma.

Torno, con il volto pallidissimo e un soffio al cuore, nella stanza. Mi fa sdraiare sul lettino. Non sa davvero cosa fare.

"Deve usare questo detergente tutti i giorni per una settimana, e vediamo cosa si può fare. Dovrà tornare qui poi."
No. No. No.

"Prova dolore quando eiacula?". La ragazza fa uno sguardo atterrito, probabilmente immaginandosi la scena. Io ho le lacrime.
"No... cioè non... a volte capita che...", è tutto ciò che so dire.
"Cosa? Si tranquillizzi."
"Non molto."
"Non dovrebbe provarne proprio, se stesse bene." E mi sorride paternalisticamente.

Si rende conto che è meglio finirla lì.
"Si rivesta e si sieda."
Tremo.
"La sua vita sessuale... ne ha una?". La ragazza mi sistema la sedia. Ho un tuffo al cuore.
Una giovane ventenne, dai seni normali e dagli enormi capezzoli, con degli occhiali goffi e i capelli un po' crespi, ma con una salute, anche sessuale, che probabilmente non era assoluta, ma eccezionale con me lì accanto.
Starà di certo pensando al suo ragazzo, e magari ringraziando di avere a disposizione quel fallo -piccolo o enorme?- per soddisfare le sue voglie.
Io a mia volta penso a quelle gambe non certo da Miss, ma prese dallo spasmo alla voglia di ciò che io non potrei, anche volendo, darle mai. Soffro, come uno schiavo costantemente tenuto a un passo dall'orgasmo.

Sinceramente, non ricordo cosa gli risposi. Né il resto, finché poco dopo si accommiatò dicendomi: prenoti un'altra visita, di controllo, per la settimana prossima.
Devo ancora prenotarla, ovviamente.