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domenica 14 giugno 2009

Miracolo + Il pene di mio padre

No, non ho trovato una ragazza né ho cambiato vita. Il "miracolo" del titolo del post è riferito al fatto che la rete wireless pare essere arrivata, anche se con una certa irregolarità, anche in mezzo a queste vili campagne.

Ormai è un mese e mezzo che vivo in questa casa degli orrori, considerato alla stregua di uno dei porci che vengono allevati qui - con la differenza che almeno il porco, quando lo ammazzi, serve a qualcosa.
Mio padre ha verso di me un atteggiamento che, pure sapessi il vocabolario a memoria, non saprei trovare parole per descrivere. Astio, disprezzo, vergogna, paura anche. Ma pure qualcosa di più.
Una volta, spiando dal buco della serratura del bagno (lo spio spesso mentre va a fare la pipì, il suo membro, seppure vecchio e flaccido, mi ispira una virilità di cui io sono sempre stato privo), l'ho visto fissare con una curiosità mista a spavento le feci che aveva appena lasciato tuffare dal suo pelosissimo ano dilatato dentro la tazza del water. Forse stava per scoprire anche lui il mistero che celasi negli escrementi - o voleva semplicemente capirmi?
Il cazzo di mio padre è rugoso e dubito più capace di una pur minima erezione: ma è lungo, troppo lungo perché possa essere davvero mio padre. Inoltre, ho il sospetto, come un sesto senso, che sia sempre stato impotente, anche da giovane. Mia madre, figlia di amici di famiglia, poteva essere l'unica preda per lui. Chissà se è stato quell'uomo dal pene come una serpe morta a generarmi, in un unico slancio di virilità in tutta la sua vita.

Io ormai, la poca potenza che il mio membro esanime abbia mai avuto, è scomparsa per sempre. Qualche sera fa mi sono svegliato nel cuore della notte, devastato da una eiaculazione notturna che non ha fatto altro che infettarmi le piaghe che mai guariranno - il bruciore mi ha fatto perdere i sensi, oltre che un'abbondante quantità di urina che ha infierito sui segni più intimi della mia sconfitta.

martedì 13 maggio 2008

Sono andato a troie

Chiedo perdono per il titolo così volgare del post.

Durante l'ultimo periodo, mi sono spesso recato in quella zona fosca e fumosa della mia città dove si trovano le professioniste del sesso. Andavo lì con una delle ultime corse dell'autobus, i pochi altri passeggeri nauseati dall'odore che emanavo, i singulti della metropoli che si palesavano stanchi attraverso finestre appena illuminate.

Poi mi celavo dietro un albero, e spiavo per un po' quella misteriosa subumanità che si agitava tra l'asfalto segnato da cerchioni lisi e un boschetto sudicio di profilattici purulenti e siringhe insanguinate. Quindi scappavo.

Ieri l'altro, dopo aver assunto una discreta quantità di alcool e paroxetina, ho trovato il coraggio per non stare solo a spiare. Con un mazzetto di banconote unte in tasca, mi sono diretto deciso verso una ragazza castana e più alta di me, chissà se era già maggiorenne. Il mio ardore svanì non appena incrociai il suo sguardo, deciso e maturo come non sarà mai il mio. Non ero in grado di proferire parola, con la mano tremante ho estratto le banconote dalla tasca e gliele ho mostrate, tenendo gli occhi rigorosamente volti a terra. Lei, forse abituata ad avere a che fare con i rifiuti umani, pronunciò qualche frase che non riesco a ricordare, e mi portò poco dietro il ciglio della strada, nelle prossimità di un cespuglio che faceva tutto tranne che nasconderci. Avevo la testa dolorante, percepivo il mondo esterno come una serie di fluttuazioni irregolari nel nulla. Gli oggetti, le foglie, il suo seno sodo e alto mi sembravano sbiadite istantanee provenienti da un universo sconosciuto.

Toltasi il cappotto, rimase praticamente nuda, solo un bianco perizoma le cingeva il basso ventre. Vedendo la mia totale incapacità di assumere qualsiasi tipo di iniziativa, abbassò la cerniera e mi sbottonò i miei lerci pantaloni. Un tanfo nauseabondo di cacca la colpì in pieno viso. Disgustata oltremodo, e resasi conto che sarei comunque rimasto inerte, si è limitata a tirare fuori il mio membro piccolo e molliccio dallle mutande che non cambiavo da giorni. Il glande, coperto da una crosticina gialla di sperma essiccato e pus infetto, fu sfiorato dalle sue dita affusolate. Questo, insieme alla visione delle sue gambe che sapevano di angelico, mi eccitò oltremodo, ma tutto rimase a livello della mia mente: il pene non accennava a principiare erezione alcuna. Per un po' ha provato a masturbarmi, io tremavo come una foglia e balbettavo parole incomprensibili. Un calo di pressione fu sul punto di farmi svenire, sul suo corpo perfetto calò una cortina nebbiosa. Riuscii a non perdere i sensi, ma sentii subito dopo lei che mi imprecava contro, allontanandosi lentamente. Mi tirai su i pantaloni, e nel fare questo gesto persi improvvisamente una quantità abnorme di feci a pallini duri mesciti con una scarica diarroica.

Mi sono recato, ancora frastornato e terribilmente eccitato, alla fermata del bus. Sedendomi sul sedile in fondo alla vettura, la pressione delle assi della seggiola e il colare della cacca giù per le gambe fecero uscire un prolungato e lento fiotto di sperma dal mio membro intorpidito e floscio.