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martedì 3 giugno 2008

Autoritratto - II

In questa seconda e conclusiva puntata: il mio corpo.

Pochi peli dove serve (pube, petto, ascelle), tanti dove potrebbe evitarsi: schiena, buco del culo, gambe, dita dei piedi. Almeno, non ho pelazzi neri sulle spalle né sul dorso delle mani.

Le mani, già: forse l'unica parte originariamente non disgustosa del mio corpo derelitto. Lunghe, affusolate, femminee, spesso fantastico come sarebbe fare un ditalino a una signora con queste dita da pianista. Ma l'unico atto erotico che esplico con questa parte del corpo, onanismo a parte, è il togliermi le croste di feci che restano rattrappite sul sedere.

Oh, il sedere: grassoccio e tozzo, una natica più grossa dell'altra. Almeno non è troppo basso o eccessivamente cadente. L'intrico di peli arricciati trattiene fieramente le escrezioni: calcifica quelle liquide, ingabbia i chicchi di riso delle diarroiche, impedisce di mondarmi (se lo volessi, ovvio) dalle feci lunghe e solide, pestilenti se aperte a metà e assaggiatone il cuore.

L'addome? È un addome una informe massa adiposa, i soli muscoli sviluppati quelli che contraggonsi quando vomito? E le crosticine di sperma infetto, ormai virate dal giallo al grigio scuro tenace? Lasciamo perdere.

Il pene, corto e umiliante, emana un fetore fuori dagli umani canoni. Lo smegma, accumulatosi in almeno due anni senza un bidé, forma una massa molliccia e purulenta, che da sola, quando il membro è flaccido, è quasi più voluminosa del pisello stesso. I tagli fatti recentemente hanno fatto penetrare l'infezione pure all'interno: un truce colore violaceo caratterizza ampie zone del glande. Oh, "ampie", intendetelo in rapporto alle ridicole dimensioni, che sarebbero denigrate pure da una innocente bambina di cinque anni, che farebbe il confonto con i pisellini mostratile dai compagni dell'asilo.
Per contro, ho due testicoli di dimensioni abnormi, paiono fatti apposta per ricevere calci.
Riassumendo: un cazzo minuto con due coglioni enormi.

Le gambe, brevi e mollicce, sostengono un corpo che provocherebbe uno stantio lezzo di morte, sangue e merda anche se cremato, e le ceneri resterebbero impregnate dell'odore di schifo e fallimento per l'eternità.

sabato 24 maggio 2008

Autoritratto - I

Come già dissi in passato, odio la mia immagine, odio gli specchi, ogni volta è una stilettata al mio piccolissimo cuore.

Allora, in assenza di dispositivi fotografici, cosa di meglio che descrivermi a tutti voi per umiliarmi e punirmi?

Prima, una mia "carta d'identità"

Altezza: 1,65 m
Peso: 80 kg
Occhi: marroni
Capelli: neri tendenti al castano
Scarpe: 44
Lunghezza pene: a riposo 3,2 cm, in "erezione" 9 cm

La mia faccia, tonda e plebea, è caratterizzata da folte sopracciglia che si uniscono poco sopra il naso, questo schiacciato e largo. La bocca, sempre attorniata da crosticine gialle, prepara la visione di una dentatura storta, seppure integra. Lo spessore di tartaro arancio chiaro impedisce talvolta di vedere la congiunzione tra i denti, la lingua biancastra odora di sterco fermentato. La barba me la faccio alla meno peggio, a volte da un lato a volte dall'altro, una volta a settimana. Alcune pustoline rosse sulla fronte e delle orecchie piccine e attillate, miniere però di cerume, completano il quadro di un volto semplicemente disgustoso.

Un collo tozzo e praticamente assente attacca questa testa di merda a un corpo che non augurerei al mio peggior nemico, ma di cui parlerò solo la prossima volta. La nausea e le lacrime hanno già raggiunto il limite per oggi.